LA CITTA DEI LETTORI

Letturificio intervista Giulia Caminito

Giulia Caminito, vincitrice del Premio Campiello 2021 per L’acqua del lago non è mai dolce, ha risposto alle nostre domande sul suo ultimo libro e sui suoi progetti futuri

Soltanto cinque giorni fa si è aggiudicata il prestigioso Premio Campiello per il suo ultimo libro, L’acqua del lago non è mai dolce. Giulia Caminito, scrittrice ed editor, ha dedicato la sua vittoria alle donne, protagoniste anche di questo suo ultimo lavoro. Abbiamo avuto il piacere, in occasione del festival de La città dei lettori, di porgere all’autrice qualche domanda sul suo libro e sui suoi progetti futuri.



L’acqua del lago non è mai dolce è ambientato, per la maggior parte, ad Anguillara Sabazia, sulle sponde del lago di Bracciano, luoghi della sua infanzia e adolescenza. Vorrei sapere quanto c’è di lei in questo libro e quanto di lei in Gaia, la protagonista.

Non è un libro autobiografico, il processo che mi ha portata alla scrittura infatti è partito da Gaia, dal voler raccontare una adolescenza violenta, un vuoto di definizioni, una mancanza. Poi ho usato alcune cose della mia adolescenza, come i luoghi, per caratterizzare meglio il romanzo. La spinta iniziale quindi non è mai stata voler raccontare la mia vita, ma più che altro è la storia ad aver sfruttato alcune cose del mio vissuto.


Ci hai mai pensato all’acqua? Dicono acqua dolce ma è una bugia. Questa acqua ha il sapore della benzina, quando avvicini l’accendino prende fuoco.


Il lago, come evidenzia lo stesso titolo, è il coprotagonista di questo libro. Che valore simbolico ha in questa storia?

Il lago è da sempre simbolo della parte sommersa della coscienza, del perduto, di ciò che non affiora. Anche qui il lago racconta le proprie leggende e rappresenta tutti i non detti della protagonista.


Gaia nasce e cresce in una famiglia numerosa, composta dalla madre Antonia, donna forte e caparbia, il padre e tre fratelli. La famiglia è in serissime difficoltà economiche: lotta per avere un tetto sulla testa e un sostentamento statale. Questa situazione precaria pesa sull’esistenza e sulla crescita della protagonista. Quanto incide, secondo lei, l’estrazione sociale famigliare sulla crescita e sul futuro di un giovane, nell’Italia del nostro tempo?

La famiglia in cui viviamo per forza cambierà chi siamo, così come i luoghi, le persone che incontreremo. Nel caso di Gaia la difficoltà di famiglia diventa il luogo della sua frustrazione, del suo senso di minorità, del desiderio di affermazione. Ma ogni persona sceglie il proprio percorso, Gaia non è metafora di tutti i figli di famiglie con difficoltà economiche, ma rappresenta una storia possibile e una parabola tra molte.


Il suo è un romanzo al femminile, nel quale si intrecciano le storie di donne tra loro molto diverse per età e temperamento. Penso ad Antonia, Gaia, Iris, Carlotta. So che ha una particolare attenzione per quelle che lei stessa definisce personagge, ma anche per le scrittrici dimenticate. Ho letto che il suo prossimo libro è un saggio dedicato proprio alle scrittrici del Novecento, tema a noi di Letturificio carissimo, vuole raccontarci qualcosa di questo suo interesse umano e di questa sua ricerca letteraria?

È una ricerca nata anni fa, quando lavoravo per una casa editrice e stavo seguendo una collana dedicata ai ritrovamenti del nostro Novecento letterario. Scoprii facendo ricerche che tantissime scrittrici erano fuori catalogo e quasi sconosciute. Da lì mi sono appassionata e ne ho lette molte negli anni cercando di valorizzarle e promuoverle. Ho così conosciuto altre persone che se ne occupano e ho fatto rete coi loro saperi e i loro progetti.


In una precedente intervista ho letto che, prima de L’acqua del lago non è mai dolce, stava pensando di accantonare la scrittura per dedicarsi totalmente al suo lavoro di editor. Che consiglio si sentirebbe di dare, come scrittrice e come professionista del mondo editoriale, a coloro che aspirano a diventare degli scrittori?

Consiglio sempre di avere pazienza, dedicare tempo alla scrittura e domandarsi bene che cosa si vuole dire e perché. Il mondo dei libri è impervio e bizzarro, molte aspettative possono essere deluse, molti traguardi possono arrivare inaspettati, è un sali e scendi che a volte fa sentire miserissimi e altre volte orgogliosi. Il lavoro da editor è complesso anch’esso ma meno definito dalle montagne russe che seguono la pubblicazione dei propri romanzi.


Il motto de La città dei lettori è Leggere cambia tutto, a tal proposito qual è stato il libro, o i libri, che hanno cambiato la sua prospettiva, il suo modo di guardare il mondo?

Sono davvero tanti, dai libri delle scrittrici inglesi che leggevo da adolescente, ai russi letti all’università, la filosofia tedesca, la letteratura americana, ma anche quella catalana, quella francese, quella italiana. Molto di quello che ho imparato lo devo sicuramente alla nostra letteratura del dopoguerra, ma penso che ognuno di noi non abbia solo alcuni libri di riferimento, ma una costellazione di libri-amici che in varie fasi della vita ci hanno insegnato qualcosa.



A cura di Sara Pasquini

Redazione Letturificio
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